GUANTANAMO: 11/9, IN AULA MOHAMMED E ALTRI QUATTRO AL QAIDA

(ANSA) - WASHINGTON, 5 GIU - Il presunto stratega dell' attacco all'America dell'11 settembre 2001, Khalid Sheikh Mohammed, e altri quattro presunti alti esponenti di Al Qaida, sono comparsi in aula a Guantanamo per un'udienza che dovra' formalizzare contro di loro l'accusa di omicidio di 2.973 persone, per la quale rischiano la pena di morte.

Tutti e cinque gli imputati, vestiti di bianco, hanno scelto di presentarsi al fianco dei loro avvocati militari in aula, dove nelle prossime ore dovranno tra l'altro dichiararsi colpevoli o innocenti (ma possono anche rinunciare alla dichiarazione). L'udienza militare e' la prima occasione in cui
Mohammed e gli altri compaiono in pubblico dall'epoca della loro cattura, dopo essere stati chiusi in passato in prigioni segrete della Cia.

Una sessantina di rappresentanti dei media internazionali e di organizzazioni per i diritti civili assistono nella base militare americana a Cuba all'udienza, per la quale non sono previste immagini. Il giudice che presiede il procedimento, il colonnello Ralph Kohlmann, potrebbe indicare anche una data per il processo di fronte alle cosiddette 'commissioni militari'. Il Pentagono e' orientato ad aprire il processo a meta' settembre. (ANSA).



LO SHOW DI
MOHAMMED, PRONTO A MORIRE
IN AULA CON ALTRI QUATTRO, NIENTE AVVOCATI MI ASSISTE ALLAH

(di Marco Bardazzi) (ANSA)

WASHINGTON, 5 GIU - Era sparito dal mondo cinque anni fa, lasciandosi alle spalle solo una foto diffusa dagli americani che lo mostrava stravolto, in canottiera, al momento dell'arresto in Pakistan. Khalid Sheikh Mohammed e' ricomparso ora per la prima volta in pubblico, a Guantanamo, con un look 'alla bin Laden', per accusare l'America e per dirsi pronto a morire per Allah da condannato a morte, come stratega dell' attacco dell'11 settembre 2001. In un'aula di Camp Justice, una struttura per i processi ai terroristi costruita nella base navale a Cuba, Mohammed ha dominato la scena in un'udienza convocata per incriminare lui e altri quattro presunti leader di Al Qaida per la morte di 2.973 persone.

Un processo e' atteso solo tra alcuni mesi, forse a settembre, e puo' sfociare nella condanna a morte degli imputati.
Mohammed, un pachistano che si e' autoaccusato di aver pianificato l'11 settembre ''dall'A alla Z'', ha fatto sapere di non volere l'assistenza dei legali scelti del Pentagono e di accettare solo la sharia, la legge islamica. Il giudice che lo ha esaminato, il colonnello dei Marines Ralph Kohlmann, gli ha fatto notare che si tratta di un processo complesso nel quale rischia la morte, e il suo avvocato militare lo ha definito ''non competente'' a difendersi da solo. Ma Mohammed non si e' scomposto: ''Il mio unico scudo e' Allah l'altissimo'', ha detto, spiegando di essere pronto a diventare ''un martire''. L'udienza preliminare a Guantanamo e' una tappa decisiva in vista delle 'commissioni militari', i processi speciali disegnati dal Pentagono e ancora mai celebrati. Per l'amministrazione Bush e' importante accelerare i tempi contro i piu' pericolosi tra i circa 250 detenuti di Guantanamo e cercare di dare un'immagine di legalita' e trasparenza all'attivita' della prigione piu' contestata al mondo.

Una sessantina di giornalisti sono stati ammessi all'udienza, insieme a rappresentanti di organizzazioni internazionali e a una disegnatrice giudiziaria assunta dai media (che si e' vista bocciare da
Mohammed il suo ritratto, perche' a dire dell' imputato gli aveva fatto ''il naso troppo grosso''). Gli osservatori hanno potuto seguire il dibattimento da una saletta divisa da una vetrata e collegata con l'aula via video e audio, quest'ultimo ritardato di 20 secondi per permettere all' intelligence di intervenire per eventuali censure. 'KSM', come lo chiamano i militari, e gli altri quattro jihadisti non hanno avuto esitazioni nell'appropriarsi del palcoscenico offerto per la prima volta dal Pentagono, dopo aver passato anni nell'invisibilita' delle prigioni segrete della Cia e poi a Guantanamo. Mohammed e' comparso con una lunga barba grigia simile a quella del suo ex boss Osama, e occhiali dalla spessa montatura nera. Oltre a dichiararsi pronto a morire, KSM si e' lanciato in un attacco contro George W.Bush per le ''crociate'' in Iraq e Afghanistan e ha sostenuto di essere passato ''dalla tortura all'inquisizione'' durante la prigionia. In aula, Mohammed ha mostrato un ruolo da leader, parlando ripetutamente con gli altri imputati vestiti di bianco (Ramzi Binalshibh, Mustafa Ahmed al Hawsawi, Ali Abd al Aziz Ali, Walid bin Attash) e dando l'impressione di dettare la 'linea'.

Tra risate e gesti di sfida, il gruppetto e' sembrato spesso disinteressato alla procedura in corso. Il piu' inquieto e' apparso Binalshibh, uno yemenita che faceva parte della 'cellula di Amburgo' e che per l'Fbi doveva essere nel commando dei dirottatori, se gli Usa non gli avessero respinto il visto. Unico del gruppo, Binalshibh e' stato ristretto con cavigliere. Dall'udienza, che dovrebbe proseguire anche nella giornata di venerdi', arriveranno indicazioni sulla data del processo, che il Pentagono vorrebbe celebrare a settembre. Ma su tutta la procedura pende un'imminente sentenza della Corte Suprema, che potrebbe bocciare Guantanamo come incostituzionale. E nel lungo termine la prigione sembra avere poco futuro: entrambi i candidati alla Casa Bianca, John McCain e Barack Obama, intendono chiuderla.


MOHAMMED, VOGLIO LA CONDANNA A MORTE

Lo stratega reo-confesso dell'attacco all'America dell'11 settembre 2001, Khalid Sheikh Mohammed, vuole essere condannato a morte per le stragi e non vuole l'assistenza dei legali del Pentagono. Lo ha detto lo stesso Mohammed, all'apertura dell'udienza contro di lui e altri quattro presunti esponenti di Al Qaida.

Un piccolo pool di giornalisti presenti nell'aula allestita dal ministero della Difesa americano a Guantanamo, ha descritto Mohammed come molto dimagrito rispetto alle foto che lo ritraevano al momento della cattura. Il presunto artefice dell' attacco costato la vita a 2.973 persone ha ora una lunga barba grigia e un aspetto che viene definito dai testimoni oculari ''da professore''. Mohammed in aula ha conversato con gli altri quattro imputati, ai quali e' sembrato dare indicazioni su come comportarsi.

Il giudice che presiede l'udienza, il colonnello dei Marines Ralph Kohlmann, ha lasciato i presunti terroristi di Al Qaida liberi di interagire tra loro. Uno dei membri del quintetto, lo yemenita Ramzi Binalshibh, viene descritto come l' unico del gruppo che tiene un atteggiamento di sfida, ridendo e interrompendo in aula: e' anche l'unico al quale i militari hanno ristretto i movimenti, con cavigliere piantate nel pavimento dell'aula.


Il pool dei media segue l'udienza da una saletta adiacente all'aula, collegata via video, e le immagini e l'audio arrivano con un ritardo di 20 secondi, per permettere a funzionari dell' intelligence di censurare passaggi in cui possono venir rivelati segreti militari.