Khalid Sheikh Mohammed protesta: siamo all'inferno
GUANTANAMO: 11/9; LO STRATEGA PROTESTA, 'SIAMO ALL'INFERNO'
(ANSA-REUTERS) - BASE USA DI GUANTANAMO BAY, 11 LUG - Il
presunto stratega, reo confesso, degli attacchi all'America
dell'11 settembre 2001, Khalid Sheikh Mohammed ha protestato
giovedi' per le restrizioni impostegli nella sua detenzione a
Guantanamo, lamentando che la sua posta viene aperta, che non
gli viene fornita carta per scrivere e che non gli e' permesso
prendere visione di prove a suo carico secretate. ''Siamo all'inferno'', ha detto alla commissione militare per
i crimini di guerra che lo deve giudicare il leader di Al Qaida.
Alla domanda se fosse consapevole che il processo contro di
lui potrebbe sfociare in una condanna a morte, Mohammed ha
citato in arabo il Corano: ''Ogni anima sperimenta la morte''.
Nella sua prima apparizione in aula, aveva affermato di voler
diventare un ''martire''.
Insieme a lui saranno processati altri quattro leader di Al
Qaida: Ramzi Binalshibh, Ali Abdul Aziz Ali, Walid bin Attash e
Mustafa Ahmed al Hawsawi. Il giudice, il colonnello dei Marines
Ralph Kohlmann, ha ordinato che apparissero questa settimana
davanti alla Corte separatamente, per interrogarli se fossero
stati obbligati a ricusare gli avvocati militari.
Tutti hanno
negato e Mohammed ha affermato di non aver esercitato su di loro
alcuna pressione.
Khalid Sheikh Mohammed ha deciso di difendersi da solo, ma ha
protestato anche perche' i documenti che riceve non sono
tradotti in arabo e ha insistito sull'accesso alle prove: ''E'
un caso complicato - ha detto in un inglese stentato - prevede
la pena di morte, e dunque non ha senso che io non possa vedere
le prove a mio carico''.
Il giudice gli ha risposto che anche per questo motivo e'
stata una ''cattiva idea'' ricusare l'avvocato, che avrebbe
potuto avere accesso alle prove.
L'unico dei cinque a non essere stato ascoltato giovedi' e'
stato Ramzi Binalshibh: il suo stato mentale e' instabile e
viene trattato con psicofarmaci.