L'intelligence di Riad teneva d'occhio i terroristi di Al Qaida che dirottarono gli aerei l'11/9


di Marco Bardazzi) (ANSA) - WASHINGTON, 2 NOV - Un altro mistero saudita va ad aggiungersi alla storia dell'attacco all'America dell'11 settembre 2001: l'intelligence di Riad teneva d'occhio molti tra i terroristi di Al Qaida che dirottarono gli aerei negli Usa, e avrebbe potuto probabilmente intervenire per fermarli, se solo gli americani avessero collaborato di piu'. Parola del principe Bandar bin Sultan, l'ex ambasciatore saudita negli Usa. Bandar non e' un funzionario qualunque, quando si tratta di rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Per 22 anni, fino al 2005, e' stato il rappresentante ufficiale a Washington della casa reale saudita e piu' o meno per lo stesso periodo e' stato un amico personale della famiglia Bush. Con lui, varie amministrazioni americane hanno gestito i delicati rapporti con Riad, compresi quelli legati alla prima e seconda Guerra del Golfo. Per questo, hanno avuto immediata eco negli Usa le parole sibilline che il principe ha pronunciato in un'intervista al network arabo satellitare Al-Arabiya. I servizi segreti sauditi, ha detto Bandar, stavano ''seguendo attivamente'' molti dei 19 terroristi protagonisti dell'11 settembre (15 di loro erano sauditi) e ne conoscevano gli spostamenti ''con precisione''. ''Se le autorita' per la sicurezza americane avessero consultato la controparte saudita in un modo serio e credibile - ha detto Bandar - a mio avviso avremmo potuto impedire che tutto questo accadesse''.

L'ex ambasciatore, che oggi e' il consigliere per la sicurezza nazionale del re saudita Abdullah, non ha aggiunto altro. Fonti dell'intelligence americana hanno detto alla Cnn che le sue parole vanno prese ''con giudizio'', ma il senso della denuncia di Bandar e' rimasto vago. Cosi' come erano rimaste di difficile lettura pochi giorni fa le parole dello stesso re Abdullah, che in un'intervista alla Bbc ha sostenuto che l'Arabia Saudita aveva messo in guardia i britannici prima degli attentati alla metropolitana di Londra del 2005. ''Avevamo inviato informazioni alla Gran Bretagna, ma sfortunatamente non e' stata compiuta alcuna azione che avrebbe potuto evitare la tragedia'', ha detto il sovrano, poco prima di sbarcare a Londra lunedi' scorso con un entourage che ha richiesto cinque aerei 747 (il principe Bandar era tra i membri dell'enorme delegazione reale per la visita di Stato).

Interrogativi sull'operato del governo saudita si inseguono fin dalle ore immediatamente successive all'attacco a New York e Washington. Bandar ottenne dalla Casa Bianca, poco dopo le stragi, il permesso di allontanare dagli Usa un gran numero di personalita' saudite - tra le quali vari membri della famiglia bin
Laden - facendo sorgere sospetti di vario genere su Riad. Le 'teorie cospirative' sul ruolo saudita nell'attacco voluto dal terrorista saudita Osama bin Laden si sprecano. La commissione d'inchiesta sull'11 settembre ha evidenziato come la Cia e l'Fbi avessero individuato, separatamente, i rischi rappresentati da alcuni personaggi che poi figurarono tra i dirottatori. Ma le varie agenzie d'intelligence americane non si scambiarono informazioni che avrebbero potuto permettere di intuire il pericolo imminente.

Le rivelazioni di Bandar sembrano far intuire che se le stesse informazioni fossero state condivise con i servizi segreti sauditi - con i quali da anni gli Usa lavoravano, tra molte difficolta', nella lotta ad Al Qaida - il disegno delle stragi poteva emergere in tempo per fermarle. Ma l'ex ambasciatore non ha spiegato cosa, di preciso, sapesse Riad su Mohammed Atta e il suo team di kamikaze.