Metodi CIA, nel Congresso USA tutti sapevano




(ANSA) - WASHINGTON, 9 DIC - Lo sapevano piu' o meno tutti. Quando nel 2002, in un paese ancora sotto shock per l'11 settembre e preoccupato di venir colpito di nuovo, la Cia comincio' a usare la mano pesante nell'interrogare terroristi, anche esponenti del Congresso di entrambi gli schieramenti furono informati.E non solo non sollevarono obiezioni, ma chiesero se la linea dura fosse 'dura' abbastanza. Ancora alle prese con la rilettura del passato recente e con segreti che vengono pian piano alla luce, l'America scopre che vari leader di Camera e Senato, compreso l'attuale 'speaker' Nancy Pelosi, parteciparono a una trentina di briefing della Cia nei quali venne loro spiegato cosa stava avvenendo. Compreso il ricorso al 'waterboarding', una tecnica di annegamento simulato che la Cia ha usato nel 2002 e nel 2003 su prigionieri di Al
Qaida ritenuti 'di alto profilo', come lo stratega dell'11 settembre Khalid Sheikh Mohammed e l'ex numero tre dell' organizzazione, Abu Zubaydah. Le rivelazioni del Washington Post, che si presentano come un imbarazzo per la Pelosi e altri esponenti politici, arrivano al culmine di una settimana di fughe di notizie.

Nei giorni scorsi e' emerso che alcuni agenti segreti della Cia nel 2005 distrussero almeno due videocassette con gli interrogatori di tre anni prima a Zubaydah e a un altro presunto terrorista. Il ministero della Giustizia e la stessa Cia hanno ora annunciato un'indagine congiunta, per stabilire se furono commessi reati. La Casa Bianca per il momento sembra fuori dal raggio d'azione della nuova bufera, perche' pare che l'esponente di piu' alto livello ad essere informata dell'esistenza dei video fosse l'ex consigliere giuridico del presidente George W.Bush, Harriet Miers. E la Miers si sarebbe pronunciata decisamente contro l'ipotesi di distruggere le cassette. Ma il problema resta legato ai poteri che Bush affido' all' intelligence dopo l'11 settembre, comprese le decisioni di creare prigioni segrete della Cia fuori da ogni giurisdizione. In quelle prigioni fu autorizzato anche il waterboarding, un metodo che risale all'epoca dell'Inquisizione e che il Pentagono comincio' a usare 50 anni fa, per addestrare i propri ufficiali a resistere agli interrogatori dei sovietici. Le forze armate americane considerano formalmente il waterboarding un metodo di tortura fin dalla fine del XIX secolo. Secondo il Washington Post, pero', quando nel settembre 2002 ai primi quattro membri del Congresso (due repubblicani e due democratici) fu spiegato dalla Cia cosa stava facendo, non ci furono obiezioni. ''Alla persona che svolgeva il briefing - ha detto una fonte anonima d'intelligence - fu chiesto se i metodi erano duri abbastanza''.

Nel corso del tempo, furono svolti una trentina di briefing analoghi, ''e tra le persone che vi partecipavano - ha detto l'ex direttore della Cia Porter Goss - era assolutamente chiaro cosa stava facendo la Cia. E la reazione non era solo di approvazione, ma di incoraggiamento''. La Pelosi ha evitato commenti diretti, riconoscendo di non aver sollevato obiezioni all'epoca. L'unico esponente dei democratici che fu informato e scrisse una lettera riservata di opposizione ai metodi usati, fu il deputato Jane Harman, che ha sottolineato come le sia stato vietato parlare pubblicamente del programma della Cia perche' era classificato. E' solo nel 2005, quando sui media e' cominciata a trapelare la realta' del waterboarding, che sono iniziate le prese di distanza pubbliche, alimentate soprattutto da una campagna contro le torture condotta dal senatore repubblicano John McCain, un ex prigioniero di guerra ora candidato presidente. Proprio in quel periodo, alla Cia ci fu chi penso' di far sparire le videocassette che mostravano cio' che era stato fatto negli anni precedenti.